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Ott-2015

Da Salvation Mountain a Joshua Tree, da “Into the Wild” agli U2.

Salvation mountain-5

Poi ci sono posti che sono santuari pagani. Palm Springs ce ne regala due per i quali si e’ disposti a guidare nel deserto per ore e ogni duna ti sembra appoggiata li’ per una qualche perfezione cosmica.

Rewind posto uno: Salvation mountain.  È a 50 minuti dal confine col Messico, nel deserto del Colorado (anche se è in California): ci si arriva con 2 ore di macchina da Palms Springs, ma la strada e’ così pazzesca che, all’andata, ce ne sono volute tre. Si costeggia un lago salato, il Salton Sea, e’ stato un luogo di villeggiatura ormai distrutto dall’inquinamento.

 

Lungo il percorso quasi unicamente ghost town, come Bombay Beach, un villaggio sulla costa che negli anni ’50 e ’60 ospitava divi di Hollywood e oggi è un insieme di case abbandonate e pesci morti sulla spiaggia, con poche anime che devono farsi 40 miglia di deserto per arrivare al primo qualcosa.

Si guida perennemente accompagnati da una ferrovia, su cui di tanto in tanto si vedono vagoni fermi e vuoti. Scheletri abbandonati.

Reason why di questa escursione: “Into the wild“, il libro e il film, la vicenda di Chris Mc Candless/Alexander Supertramp.. Alexander vive per un periodo a Slab City (non e’ una citta’, uno ci porta un camper  si mette nel deserto e si e’ trasferito a Slab City, che e’ hippy anche per questo) e visita la “montagna” di Leonard Knight, una grande preghiera, un simbolo di ricerca esistenziale che va oltre il proprio messaggio d’amore e diventa meta generazionale, come poteva essere visitare l’Isola di Whight per i miei genitori.

Salvation mountain-2

Che la vita e’ un viaggio di costante ricerca siamo qui per dircelo e per dirlo ad Elettra che col suo canovaccio in testa e’ hippy davvero: ho dimenticato il cappellino ma la protezione solare no!!

Il posto. Più’ alto e più’ colorato di quello che appare nel film, interrompe i toni monocromatici del deserto con rosso e tinte pastello. I disegni simbolizzano cascate e foreste e c’e’ una parte di coloratissime caverne. Tutto intorno solo silenzio, una moto in lontananza. Bello. Bellissimo. Commovente. Incontriamo un giovane professore di geografia dell’Università’ di Vienna, ci si racconta esperienze di viaggio. Lui e’ via da 90 giorni, sta per tornare in Europa. Poi una famiglia di tre ragazze con bimbo. Ci facciamo fare una foto e loro anche, dicono “have a safe journey”.  Anche a voi. A tutti.

                                                              “I knew all the rules but the rules
                                                                did not know me, guaranteed.”
 
 

Poi cambia la colonna sonora e passiamo da Eddie Vedder agli U2. Ma questa e’ quasi un’altra storia storia pur rimanendo la stessa ed era giusto che la scrivesse Paolo.

Joshua Tree. Andiamo verso nord e verso l’alto, dalla depressione del Salton Sea all’altopiano di Joshua Tree. Mentre guido, del parco so solo due cose: che ci sono molti “Joshua Tree” (alberi di Yucca che ai pellegrini sembravano le braccia levate al cielo di Giosuè) e che, soprattuto, gli U2 ci hanno scattato le foto del loro album simbolo, “The Joshua Tree“, appunto.

Joshua Tree 10

Peccato non avere l’album con noi, ma mentre conosciamo abbastanza bene alcune canzoni da cantarle tra noi, mentre ci avviciniamo alla porta di accesso al parco, un paese con un nome molto western: “Twentynine palms”, che riesco a storpiare in “Fourtynine pines” con la ranger che presidia l’ingresso del “Joshua Tree National Park“. Sembra un po’ Nonna Papera, un po’ la Regina Elisabetta, ma ai motociclisti tedeschi che ci precedono, preoccupati per le loro scorte di benzina, tiene a specificare che “nel parco non ci sono rifornimenti e non c’è segnale, se uno di voi due finisce la benzina, l’altro deve scendere a prenderla”. Sono le 4 passate di un giorno di fine ottobre, e il tono della nonna ranger ci invita a darci una mossa per percorrere l’anello corto da 35 miglia, senza concederci troppe soste, e facendo attenzione a non calpestare con l’auto tarantole e tartarughe, come raccomandano i cartelli.

Joshua Tree 9

Se non ci fosse il rumore del motore, il silenzio sarebbe assordante. Il paesaggio di una bellezza meravigliosa, spazi sconfinati disseminati di alberi di Yucca, rocce dalle forme strane (non manca, ovviamente, il teschio) e cespugli spinosi. Tutto bello, solo che rispetto a Palm Springs ci sono 15 gradi in meno, siamo in maglietta e Elettra non collabora per la foto di rito. Al posto delle soste scegliamo un ritmo di guida tranquillo, ma questo non basta ad evitare il mal d’auto per la piccola viaggiatrice, che benedice il ritorno a Yucca valley (e ai rettilinei infiniti) come la manna dal cielo.

Ciao Joshua Tree, non abbiamo ancora trovato quello che stiamo cercando, ma tu sei un luogo bellissimo di questa Terra.

 

Serena e Paolo

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  • […] il viaggio alla Salvation Mountain di cui avete letto in un altro post, la mattina successiva incontriamo il nostro primo “gancio” locale. Si chiama Kathy […]

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