28
Nov-2015

Il buio, il deserto, i treni


Silenzio, deserto, notte.

Mentre guidiamo attraverso il Mojave l’attenzione di Serena è sullo schermo dello smartphone aperto su Google Maps. La mia, invece, è fissa sulla strada, ad evitare le buche che ogni tanto si materializzano sull’asfalto e gli animali che attraversano con una certa continuità: un topolino, un paio di lepri, un cervo.

Attorno una pianura immensa inghiottita dal buio che io, per motivi sconosciuti, mi immagino invece punteggiata di picchi altissimi.

Oggi è stata una giornata piena di saliscendi, emotivi e altimetrici e tra noi e un letto d’albergo a Las Vegas, Nevada, ci sono 200 miglia di nulla, senza alternative: percorrere una strada più frequentata significherebbe più che raddoppiare il percorso.

Così abbiamo seguito le indicazioni del benzinaio e fatto il pieno di carburante, acqua e cibo come se dovessimo imbarcarci su una caravella. Un gallone di the freddo, uno di acqua, schifezze miste e l’immancabile beef jerky sono stati i nostri acquisti nell’ultimo supermercato, che abbiamo salutato come si fa con l’ultimo porto sicuro.

Poco prima delle 6 è scesa la sera, che in mancanza di centri abitati e illuminazione significa buio pesto in un femtosecondo.

E se Elettra dovesse stare male? Se forassimo una gomma, evento non così improbabile? Sono pensieri che arrivano ma rimbalzano almeno in parte contro la carrozzeria della nostra zucca magica.

Elettra gioca tranquilla con il suo “Avau” (un vecchio Iphone senza connessione stipato di giochi per bambini), Serena mi guida curva per curva come durante un rally, là in fondo un serpentone di luci ci avvisa che abbiamo raggiunto l’Interstate.

Las Vegas è a un attimo, e sembra che tutti gli abitanti della zona si siano rifugiati qui per sfuggire al Nulla che avanza.

Un errore imperdonabile.

Paolo

——————–

 

Non proprio così. I treni abbandonati che si intuiscono nella ferrovia accanto sembrano cadaveri bui, simbolo che le cose degli uomini al deserto non piacciono. Quando passa una macchina, una ogni mezz’ora, alla gioia iniziale si sovrappone immediatamente il dubbio: e se fossero dei pazzi che vogliono rapinarci? Ok, lo so che è improbabile ma ho la mia bambina dietro di me, devo proteggerla e il rimorso di averla portata qui, nel buio, crea mostri ad ogni angolo. Però fuori è così bello. Vorrei non dirmelo e restare focalizzata sulle mie paure che si concretizzano con succhi di frutta naturali per idratarla, squeezable di verdura,  pezzettini di plain bagel e cioccolato, quel poco che basta. La verità è che il buio è bellissimo, il nulla appartiene all’ancestrale come i tamtam che rimbombano nel lato in basso della mia testa e tentare di non sentirli è difficilissimo. Arriviamo a Las Vegas come i naufraghi che vedono terra, salvi finalmente. Poi però guardando indietro per attimo, ancora con la tachicardia, pensi a come era bello il buio straziante del mare.

Ora le faccio il bagnetto per aiutare la circolazione e toglierle il sale dalla pelle.

Ecco, ora sì.

Serena

 

0

 "Mi piace" / 0 Commenti
Condividi questo articolo:

Commenta

Archivio

> <
Jan Feb Mar Apr May Jun Jul Aug Sep Oct Nov Dec
Jan Feb Mar Apr May Jun Jul Aug Sep Oct Nov Dec
Jan Feb Mar Apr May Jun Jul Aug Sep Oct Nov Dec