04
Dic-2016

In Giordania con Elena e Davide: Wadi Rum

“The bes is yet to come” potrebbe essere il pay off di questo viaggio in Giordania di Elena e Davide. Quando i giorni di vacanza sono ormai agli sgoccioli eccoli impegnati in una fantastica avventura nel deserto di Wadi Rum, tra incontri bizzarri, panorama mozzafiato e gatti colorati.

Serena&Paolo


 

In Giordania con Elena e Davide - Wadi Rum 4

2:15 della notte, il freddo mi sveglia.

L’ho letto cento volte e me l’hanno detto tutti, ma mi sorprendo comunque, ci saranno 5 gradi, ho la faccia intirizzita.

Do un’occhiata a Elena, immobile, probabilmente ibernata, magari la scongelo… no, godiamoci ancora un po’ di tranquillità. Vado nella tenda di fianco a prendere un’altra coperta.

Ieri pomeriggio nel deserto ci saranno stati 30 gradi, si stava benone, al campo siamo arrivati in jeep con Salem, il nostro “datore di lavoro”.

Tutto è iniziato con un annuncio su internet: pulizia generale, aiuto in cucina e accoglienza ospiti in cambio di vitto e alloggio nel “Welcome to Wadi Rum”, uno dei tanti campi tendati costruiti nel deserto omonimo, una sorta di Grand Canyon giordano con tanto di stretti labirinti tra alte pareti rocciose e larghi corridoi di sabbia rossa tra una montagna e l’altra.

In Giordania con Elena e Davide - Wadi Rum 1

Per arrivare fin qui, da Petra prendiamo un minibus diretto ad Aqaba, per poi venire scaricati in mezzo ad una strada – più precisamente all’incrocio con la strada che porta nel deserto – dove ci mettiamo diligentemente ad aspettare che qualche anima buona ci dia un passaggio. Il fortunato vincitore (almeno lui si crede tale) è una guida, proprietario anche lui di un campo nel deserto, che ci chiede “disinteressatamente” se abbiamo già un posto dove stare… Saputi quali sono i nostri piani diventa di colpo taciturno e, avendo capito che non riceverà un soldo da noi, prova ad estorcerci i 5 dinari per persona di ingresso all’area, ma gli va male perchè il Wadi Rum è incluso nel mitico Jordan Pass.

Veniamo dunque mollati senza troppe cerimonie a casa di Salem, nel villaggio dove il ragazzo ha un paio di case ed almeno 5 figli. Dopo una squisita accoglienza (complice un’ottimo maqluba preparato da sua moglie) saltiamo sulla jeep e in 15 minuti giungiamo nel famoso “middle of nowhere”. Due scatolette come cena (un po’ deludente rispetto al pranzo), niente elettricità , una lista di compiti da svolgere ed il nostro anfitrione scompare preso da mille impegni.

Cominciamo ad ambientarci e subito avviene il primo di una lunga serie di incontri bizzarri che faremo in questi 5 giorni di deserto: tranquillo, in ciabattine, pantaloni corti e maglietta, passa accanto al campo un ragazzo di ritorno da un’escursione nel deserto.

In Giordania con Elena e Davide - Wadi Rum 2

Io sono incosciente e sottovaluto molte cose, ma credevo che per fare una gita di un giorno sotto il sole a picco, i serpenti e gli scorpioni che si nascondono sotto le sabbie roventi, ci volesse un abbigliamento consono, una cosa del tipo archeologo egiziano con pastrano totale e scarponi d’amianto. Arnau, da Barcellona, polverizza le mie convinzioni aggiungendo che quel giorno si è fatto anche una bella scalata, in ciabatte, roba semplice insomma, “se sai arrampicarti un minimo”. Mi sento una  nullità.

Nei giorni seguenti, in realtà, ci renderemo conto che vagare da soli a piedi in mezzo a questo deserto è proprio la cosa migliore da fare. Il paesaggio è incredibile, sconfinato, ricco di contrasti fra l’azzurro intenso del cielo, il rosso della sabbia, l’arancione delle montagne ed il verde dei rari cespugli. Le uniche costruzioni sono i campi tendati (ce ne sono molti ma per fortuna abbastanza piccoli) e l’unico traffico è quello delle jeep cariche di turisti, che rovinano un po’ l’atmosfera, ma basta allontanarsi dai percorsi più battuti per starsene in tranquillità.

La prima sera ce la godiamo in solitudine, intorno al fuoco, assaporando cipolle carbonizzate e cibo per gatti, che non vorrebbero neanche loro. Stellata ovviamente superba e alle 21 a dormire.

In Giordania con Elena e Davide - Wadi Rum 3

Dedichiamo il giorno dopo ad una bella scarpinata per visitare un piccolo ponte di roccia, la casa di Lawrence d’Arabia (un unico muro mezzo crollato e pietre sparse dappertutto) e un’alta duna di sabbia rossa dalla sommità della quale è obbligatorio lanciarsi in una corsa suicida verso valle. Beccati questa Arnau!

Star dell’escursione un gatto molto fashion colorato di un arancione acceso (scopriremo 2 giorni dopo che i beduini per far passare le giornate si inventano di tutto, anche l’henné ai felini).

Una sorpresa ci aspetta al nostro ritorno: mentre ci avviciniamo al campo un pick up ci supera lasciandoci nella polvere; giusto il tempo di inveirgli contro ed ecco che dal cassone dietro ci rivolge un cenno di saluto “Capitan America”, un tal Clement, francese, ribattezzato in quel modo data l’assoluta somiglianza col nostro eroe. Finora lo abbiamo incontrato in pulmino di ritorno da Jerash e tra le rovine di Petra… e non sarà facile disfarsene…

Oltre a lui, due ragazze newyorkesi e una famigliola americana trapiantata ad Amman ci tengono compagnia la sera, mangiando tutti insieme un piatto tipico di riso e pollo (onnipresenti) cucinato da Mohammed, cuoco egiziano materializzatosi per l’occasione.

 

Elena&Davide

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