09
Lug-2014

Medjugorje non dorme mai

 

Vogliamo rivelarvi un segreto, convinti come siamo che lo terrete per voi.
Lo scorso weekend abbiamo fatto un viaggetto, forzatamente breve, per testare la resistenza di Elettra ora che ha quasi 20 mesi.
Per essere certi che tutto filasse liscio abbiamo scelto Medjugorje, il paese in Bosnia Erzegovina (ma abitato da croati) celebre per le apparizioni mariane.
Non abbiamo nessuna intenzione di entrare nel tritacarne del “truffa o miracolo”: noi ci crediamo e non è la prima volta che ci andiamo, ma le convinzioni religiose sono la cosa più strettamente personale che ci viene in mente, quindi territorio off limits.

Però anche in un pellegrinaggio c’è la dimensione turistica: che tu creda o non creda, se decidi di andare in un luogo del genere lo fai non tanto per vedere, quanto per respirare qualcosa.
A Medjugorije, specie se non credi, da vedere c’è poco o niente, se non una frazione un tempo sperduta su un altopiano dove i campi, le vigne, le catapecchie di pietra vengono velocemente sfrattati da nuovi alberghi e case con giardino. Provincia di un paese provincia d’Europa, reduce da una guerra più recente di quanto non ci sembri e ancora malfermo sulle proprie gambe.
Il paesaggio è verde, ma solo in apparenza: sotto alberi e arbusti spuntano rocce rossastre e affilate, che, sbriciolate, formano una polvere che ti si attacca alle scarpe e non le molla più. In questa natura spigolosa sono i luoghi sacri: il Podbrdo (la collina delle prime apparizioni), il Krizevac (monte della croce), la chiesa parrocchiale di San Giacomo, insignificante dal punto di vista turistico come solo un edificio di culto costruito nella Jugoslavia di Tito può essere, la grande statua  bronzea di Cristo che trasuda un liquido simile – sembra – alle lacrime umane.

La grande risorsa di Medjugorije, il suo asset turistico più importante, però è la gente, l’unica lente con cui un turista può guardare a questo angolo di mondo per coglierne l’anima.

La gente, che riempie la chiesa e i confessionali. Quella che fa lo struscio lungo l’unica via del paese, disseminata di negozi di souvenir sotto lo sguardo dei giovani delle borgate vicine, che vengono qui a farsi il sabato sera. Quella che affolla i bar e le birrerie, mangiando cevapcici davanti alle partite dei Mondiali di Calcio, la stessa gente che poi, ancora a tarda notte, puoi trovare ad accendere un cero davanti al Crocifisso e, all’alba, a fare colazione in panetteria, alla ricerca di un cornetto italiano che non troverà.

 

Chi l’avrebbe mai detto? Anche Medjugorije, come New York, non dorme mai.

 

Paolo

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