20
Nov-2014

La Mia America: Ljuba Daviè

Oggi “La Mia America” è quella di Ljuba Daviè. Ljuba è una food blogger folgorata dagli Usa sulla via del suo viaggio di nozze. Il suo blog si chiama “Solo un velo di farina…”. Se volete conoscerla meglio potete cercarla su Facebook, TwitterInstagram, Pinterest o Google+. Tornerà molto presto su “Nel West in Tre” con un post molto molto…dolce!


 

Strada deserta - Nel west in tre

In principio era l’Egitto. Esatto. L’Egitto: sfingi, mummie e scarabei.

Non sono cresciuta con il sogno americano, andare in USA non è mai stata la mia fissazione. Almeno fino al termine del liceo la destinazione desiderata era l’affascinante e misterioso Egitto. Da adolescente l’America era per me simbolo di democrazia esportata con la forza, di prevaricazione sui più deboli e di una delle più grandi brutture umane: la pena di morte. Cresciuta con un walkman che mi sparava nelle orecchie Canzone per Silvia (…che sempre l’ignoranza fa paura ed il silenzio è uguale a morte…) e album come Amerigo (…fingendo o non sapendo proprio niente di quello che può ancora far la CIA…) del grande Guccini, non provavo grande simpatia per la nazione a stelle e strisce. Ho detestato con tutta me stessa la politica – interna ed estera – di George W. Bush e confesso che, forse scioccamente, ho iniziato a guardare agli USA con interesse solo dopo l’elezione di Obama.

E’ nato così, recentemente, il desiderio di conoscere meglio il popolo americano e di visitare luoghi visti migliaia di volte nei film.

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Il mio primo viaggio in USA risale alla luna di miele. Con scarsa convinzione. Non per la luna di miele, ma per la destinazione. Sognavo spiagge paradisiache e incontaminate, ma mi resi presto conto che due settimane di sabbia bianche e acqua cristallina mi avrebbero portata al manicomio. Occorreva abbinare una tappa che mi desse modo di saziare la mia sete di conoscenza, di scoperta, dove consumare le suole e riempirmi gli occhi di meraviglia.

Quale abbinata più classica che Manhattan e Caraibi? E così sia. Parto con un bel carico di dubbi su New York, convinta che una città così caotica, dispersiva e immensa potesse solo crearmi disagio.

Dopo quattro minuti sul suolo americano le mie infondate convinzioni vengono scardinate una ad una.

I controlli per l’immigrazione in aeroporto, primo impatto con l’America e grande spauracchio per tutti i viaggiatori dopo l’11/09, mi mostrano la precisione, l’organizzazione e il rispetto per le regole che in USA regnano sovrani. Tutto si svolge in modo regolare e senza intoppi. Si viene accolti con un sincero Welcome in USA e da lecite domande sui motivi per cui ti trovi a passare di lì.

Salita sul taxi, che ci avrebbe portati al nostro hotel di fronte al Madison Square Garden, capisco di essermi irrimediabilmente e perdutamente innamorata di NYC: da una parte le meraviglie di luci e colori che potevo vedere dal finestrino, dall’altra l’affabilità e la cordialità del nostro autista.

Gentilezza che non si risolse in quell’unico episodio. Il popolo americano è friendly, curioso di sapere da dove vieni, desideroso di intessere conversazioni in metro, in fila per entrare in un museo o in attesa di un tavolo al ristorante.

New York è una immensa metropoli a misura d’uomo. Marciapiedi larghi come autostrade e grattacieli da mettere a dura prova la mia cervicale che tuttavia non impediscono mai un costante contatto umano: colletti bianchi che spontaneamente ti domandano “would you like a picture?” vedendo che stai tentando assurdi autoscatti, donne che corrono verso la Grand Central Terminal e vedendoti confuso si fermano a domandarti se hai bisogno di indicazioni e ti invitano a seguirle.

Se il mio primo viaggio in USA, nella bomboniera ovattata di Manhattan, mi ha fatta innamorare, il ritorno in America l’anno successivo ha definitivamente rapito il mio cuore e posto le basi per una durevole storia d’amore.

Arco - Nel west in tre

Niente più lustrini e vetrine griffate. Un on the road di 23 giorni, macinando 5.400km nel meraviglioso West, dai confini del Canada fino alla California, attraversando sette dei cinquanta stati americani. Se New York sorprende per la sua vivacità e la sua eleganza, il West conquista l’anima con le meraviglie dei suoi parchi, le infinite highway, i saloon accoglienti e gli spazi sconfinati. La sensazione di libertà può dare davvero alla testa.

Yellowstone - Nel West in Tre

E causare sintomi piuttosto gravi: al ritorno potreste sorprendevi a sognare ad occhi aperti di percorrere la Hayden Valley, di ammirare i colori incredibili del Bryce Canyon o di perdervi nel tramonto infuocato al Delicate Arch.

E dovrete tornare ancora, ancora e ancora, perché desidererete vedere sempre nuovi angoli di America e incrociare ancora il vostro sguardo con occhi amichevoli, curiosi di conoscervi e di scambiare frammenti di vita.

Vecchia casa in legno - Nel West in Tre

Capita così che a gennaio si prenotino i voli per agosto e a luglio quelli per dicembre…

 

[Testo e immagini di Ljuba Daviè]

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  • […] a Ljuba Daviè, food blogger di “Solo un velo di farina” (l’avete già conosciuta la settimana scorsa) di svelarci i segreti della sua torta di zucca. Leggete, comprate gli ingredienti e mettetevi al […]

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