07
Gen-2015

La Mia America: Marianna Martino

Oggi “La Mia America” è un film scritto e interpretato da Marianna Martino. Classe ’83, Marianna è o è stata editore, editor, correttore di bozze, copywriter e webcontent. Ha viaggiato, collaborato a diversi progetti, scritto una guida su Torino. Nel 2005 ha fondato Zandegù, casa editrice tradizionale prima, poi dedicatasi integralmente agli ebook e ai corsi di formazione più gggiusti di Torino. Marianna è stata tra i primi a credere  in “Nel West in Tre”. Noi, per ringraziarla dall’alto della nostra munificenza, imprimeremo le nostre avventure americane sulle pagine digitali di Zandegù!


 

La Mia America - Marianna Martino

La mia America è un sentimento.

Quell’idea che, piazzato in un qualunque punto, anche preso a caso, degli States, tu possa fare qualunque cosa, tu sia potentissimo, come un’antenna che catalizza tutta quella incredibile energia e non potrà che farne qualcosa di eccezionale.

La mia America è soprattutto New York. Non ho mai avuto il mito dell’America ma a un certo punto l’orologio biologico si è svegliato e non facevo altro che pensare di partire per New York. Non avevo mai volato più delle 2 ore che servono per andare in Inghilterra o a Parigi, avevo una paura boia, ma sono partita lo stesso.

Ci sono andata con il marito Marco una settimana che ci ha letteralmente folgorati: i nostri lavori per niente soddisfacenti, una volta tornati ci sono sembrati ancora più deprimenti e così abbiamo preso la decisione di andarcene e prenderci un sabbatico di 6 mesi, dando fondo ai nostri risparmi. Pensavamo di poter cambiare le nostre sorti.

Abbiamo studiato inglese e lavorato nella Grande Mela per un semestre, da gennaio a giugno 2011: la mattina a scuola, il pomeriggio allo stage. Marco in un’agenzia stampa, io in una rivista sugli appuntamenti della città. Non pagavano, ovviamente, però mi davano i biglietti per i musical gratis.

Potrei raccontare di dove siamo andati, di dove abbiamo mangiato, di quello che abbiamo fatto, delle disavventure che ci sono capitate, degli amici che abbiamo conosciuto ma la cosa che penso, ogni volta che penso a New York, in quel mix di ricordi di pancakes, grattacieli e fumo dai tombini si riconduce inevitabilmente al sentimento di cui parlavo all’inizio.

Una gioia frenetica, mia mamma avrebbe detto un “gigetto”, incontenibile in mezzo a tutta quella gente che ti passa a fianco, libera, folle, un circo continuo, velocissimo.

Per 6 mesi mi sono sentita nel mio posto, mi sono sentita a casa, un nido nucleare dove stavo bene, dove non c’erano le prese in giro per i miei capelli blu di quando avevo 14 anni, e mi aggiravo abbigliata da ragazzina moderatamente punk nella provincia di Torino. Lì nessuno ti giudica, lì sei sempre al posto giusto chiunque tu sia.

Mi sono attaccata con le unghie e coi denti all’idea che a New York si doveva restare. Ho cercato lavoro in lungo e in largo ma senza un progetto preciso in mente: ero troppo affannata all’idea che tornare in Italia fosse una sconfitta, uno schifo, una tragedia e come facevo senza il Chai Latte, poi?

Infatti, 6 mesi dopo, siamo tornati. Per me che amo vivere ancora al passato e ai ricordi, è stato un vero dramma tornare a Torino.

Avrei potuto essere delusa, come se New York mi avesse tradita, ma anche se allora ancora non lo sapevo, non ero più la stessa persona dell’anno prima.

La mia America, la mia New York, è un sentimento così forte che ha stravolto il mio modo di guardare alla vita, ha fortificato la mia convinzione che il duro lavoro paghi, e il pensiero che anche gli “strani” ce la possono fare ha premuto talmente tanto dentro di me che poi sono esplosa e, in un modo che non avrei mai pensato, mi ha completamente cambiato la vita.

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