05
Gen-2016

Nutrire tuo figlio in viaggio: un messaggio di speranza

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Elettra, Serena con Nachos

Elettra ha un rapporto particolare con il Menù Bambini.

O meglio, ce lo abbiamo noi, e lei di riflesso. O viceversa, sta di fatto che Facebook definirebbe questa relazione “complicata”. Il punto è che, di solito, il Menù Bambini è come il ciuccio: uno strumento per tenere calme le masse, un trucchetto per vincere facile con la promessa che il cliente bimbo non verrà mai fatto uscire dalla sua comfort zone a base di bistecca di pollo impanata, patatine e pasta al sugo, cioè non si sta neanche parlando dei cibi più salutari al mondo. Forse non un peccato grave, ma perché? A chi giova trattare questi pargoli peggio di un italiano condannato a mangiare pasta scotta in ogni angolo del globo?

Insomma, del Menù Bambini come idea diffidiamo parecchio, e abbiamo insegnato a Elettra a temerlo più del lupo. Però in questo viaggio abbiamo incontrato Menù Bambini meno ostili, quasi simpatici, e se non è scoppiata proprio la pace diciamo che abbiamo posto le basi per una bella collaborazione futura.

Intanto abbiamo scoperto che in Usa (come sta iniziando ad accadere anche in Italia soprattutto nelle grandi catene della ristorazione) ai bimbi viene quasi sempre servito un kit (notevole quello dell’Omni Hotel a Dallas, simpatico quello del King’s Highway di cui abbiamo parlato qui), che comprende la pappa vera e propria ma anche colori, giochi e tutto quello che serve per tenere buona la deliziosa peste almeno per il tempo del pasto: quindi siamo già partiti con il piede giusto.

 

Poi – e qui viene il bello – abbiamo scoperto che non sempre Menù Bambini significa cibo-standardizzato-a-prova-di-scemo. Basta un po’ di fantasia, e le tradizioni culinarie locali possono essere adattate senza troppi sforzi ai gusti e agli appetiti dei più piccoli. Così Elettra ha mangiato meravigliosi blueberry pancakes, succulenti hamburger ma ha anche potuto assaggiare la cucina del Sud con i tacos al mais blu di The Shed a Santa Fe (non piccanti per l’occasione) e un petto di pollo alla brace degno di Masterchef al Saltrock di Sedona.

Pranzo con le torte

Proprio a Sedona abbiamo tirato fuori un altro coniglio dal cilindro degli espedienti nutritivi della bambina, e quel famoso petto di pollo (assieme ai tacos di pesce ed altre squisitezze) lo abbiamo consumato comodi comodi nella nostra camera.Può sembrare a prima vista un lusso da fighetti, in realtà guardando bene si scopre che è solo una gran comodità che può tornare utile SE arrivi tardi in albergo, SE intorno all’hotel non ci sono molti ristoranti, SE tua figlia è stanca-stressata-affamata e tu non vuoi mettere a rischio le stoviglie del ristorante e l’incolumità dei camerieri. In Usa (o almeno nei luoghi che abbiamo attraversato) l’In Room Dining è una cosa abbastanza comune, tanto che non sono previsti o quasi supplementi e la varietà del menù abbastanza buona.

Blueberry pancakes Las Vegas

Quindi…perché no?

E’ la stessa domanda che ci siamo posti davanti ad un’altra questione capitale, cioè come garantire che Elettra mangiasse un po’ di frutta e verdura senza alimentarsi esclusivamente di patatine fritte (pure buonissime!).  La risposta che abbiamo trovato noi sta tutta in un compromesso tra salute e praticità, che funziona più o meno così: frutta e verdura vere ovunque possibile, meglio ancora quando sono già tagliate in pezzi (come gli acini d’uva di Chipotle a Las Vegas).

Acini d'uva da Chipotle

In  tutti gli altri casi, come durante le traversate in auto in luoghi improbabili, la salvezza si chiama vegetali in comode buste da succhiare. Niente di particolarmente innovativo (confessiamo, Vostro Onore, di averle usate anche in Italia quando Elettra era più piccola), solo che durante questo viaggio ci siamo innamorati di Plum Organics e dei suoi mille accostamenti di frutta, verdura e cereali. Mirtilli, pera e carota viola, broccoli e mela, spinaci piselli e pera: pasti quasi completi a cui è difficile dire di no, anche per una come Elettra, con un carattere indipendente almeno quanto le sue papille gustative.

Kit di sopravvivenza

Pensate che tutto questo ci sia filato via liscio come lo stiamo scrivendo? Pensate male, però possiamo assicurarvi una cosa: dopo i primi 4 giorni di viaggio, che corrispondono almeno a 12 pasti nelle condizioni più disparate, avrete visto cose che gli altri genitori non vedranno in una vita. Così vi sveglierete, la mattina del 5º giorno, guarderete vostro figlio o vostra figlia e sentirete un brivido di paura che vi accompagnerà fino al momento della colazione. Poi alzerete il bavero della giacca, vi stringerete nelle spalle e saprete che ce l’avete fatta, che anche quel giorno in qualche modo ve la caverete.

Come noi.

Bagel

Il nostro kit di sopravvivenza anti fame comprende quasi sempre:

  • Frutta e verdura in bustina
  • Pane arraffato dalla colazione, ma molto più spesso bagel
  • Cereali da usare come bonbon all’occorrenza
  • Frutta vera ma di facile utilizzo come le banane oppure yogurt
  • Bottiglietta d’acqua

Braccialetti anti vomito per la macchina e tanta buona fortuna….

 

Serena e Paolo

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