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Gen-2016

Santa Fe è una bomba

Santa Fe - Il centro

A Los Alamos, New Mexico, negli anni ’40 concepivano i primi ordigni nucleari durante il “Progetto Manhattan”.

A 40 minuti di macchina, Santa Fe è una bomba, esplosa dentro di noi con una potenza che né le guide turistiche né tutto lo scibile dell’internet avrebbero mai lasciato immaginare. Esplosa all’improvviso e in modo inaspettato, visto che a questa cittadina di 80 mila abitanti e isolata geograficamente da quasi tutto avevamo pensato di dedicare un paio di giorni scarsi prima della nostra ultima settimana in Texas.

 

Santa Fe - Cafè des artistes

E invece, tanto per cominciare, siamo travolti dal calore delle persone prima ancora che dalla bellezza della città. Sembra che quasi tutti gli americani gentili, cordiali e affabili si siano trasferiti qui: non ci conosce nessuno, ovviamente, ma tutti ci salutano per strada e ci trattano come fossimo vecchi amici. Come Jean Jacques, che per la verità è francese e sta dietro il bancone del Café des Artistes, delizioso bar in stile europeo lungo Canyon Road, una strada nel verde punteggiata di gallerie d’arte. Jean Jacques è qui da 25 anni, dopo una vita passata tra Parigi e Perpignan. Dell’Europa parla volentieri, ama moltissimo l’Italia, ma nella sua voce non c’è traccia di malinconia: a Santa Fe si vive bene, dice. E noi non abbiamo motivo per dubitarne.

Santa Fe - Gallerie d'arte

Gallerie d’arte, dicevamo. Santa Fe è il terzo mercato d’arte negli Stati Uniti, ma anche questo aspetto – stupefacente, se ci pensate –  è vissuto in modo molto rilassato. Le gallerie sono più che avvicinabili e molte di loro hanno splendide sezioni all’aperto. Una di queste è la Wiford Gallery, dove ci perdiamo tra strane fontane di pietra e le sculture di Lyman Whitaker: sono fatte di rame e acciaio, si muovono con il vento e Elettra ha un altro buon motivo per correre come una pallina impazzita.

Santa Fe - Wiford Gallery

Santa Fe - Elettra con orso

Santa Fe è una città antica, molto antica per gli standard americani. È stata fondata nel 1610  dagli spagnoli e detiene alcuni record, cosa che da queste parti piace sempre moltissimo. È il più antico insediamento statunitense ad ovest del Mississippi, la più antica capitale federale e quella a quota più elevata, visto che si trova a 2132 metri sul livello del mare. Ce ne accorgiamo appena usciti dall’albergo, accolti da una leggera nevicata ai primi di novembre. A proposito di albergo, il nostro è antico come tutto il resto. Si chiama St. Francis, come il patrono della città (San Francesco d’Assisi, al quale si riferisce la “Santa Fede”), è stato costruito nel 1924 sulle ceneri di un precedente albergo andato in fumo, e per molti anni è stato l’hotel di Santa Fe per definizione. Oggi è un tranquillo albergo dove dominano la pietra e il legno con un pozzo nella lobby e un camino, dove Elettra ha fatto il possibile per scottarsi senza riuscirci.

Santa Fe - Pelli

La città ha un centro storico molto ben conservato. Le costruzioni sono in adobe (mattoni fatti di paglia e argilla pressate) e convergono verso la plaza centrale, dove il Palazzo dei Governatori (l’edificio più antico, blah blah) si affaccia su un piccolo giardino con un gazebo al centro. Tutto molto provincia americana, però magica e elegante. Una ragazza suona il violino in mezzo al giardino, nativi americani vendono oggetti d’artigianato sotto il porticato del palazzo. L’ultima cosa che vorremmo fare è lasciare questo posto, e non è detto che riusciremo a farlo, visto che Serena ha adocchiato un anello di turchese tra quelli di Marvin Slim, un navajo originario di Torreon che vive ad Albuquerque. Marvin è simpatico, l’anello oggettivamente meraviglioso, si può pagare con carta discredito, e il gioco è fatto. Poi andiamo a scaldarci al Plaza Cafè, un diner vecchio stile che – indovinate – è il ristorante più antico di Santa Fe! Elettra apprezza, soprattutto i tacos colorati, e sembra intenzionata a farli introdurre nel menù dell’asilo al nostro ritorno.

Santa Fe - Palazzo dei Governatori

Tornare, già: chi ne ha voglia? In giro ci sono case bellissime e la proprietaria di una cioccolateria (che, in effetti, sembra uscita dal film “Chocolat”) in 10 minuti è riuscita a decantarci la qualità delle scuole della zona. Come se non bastasse, abitare qui significherebbe rischiare di poter incontrare George R. R. Martin, l’autore della saga fantasy alla base della serie “Games of Thrones” che, pur essendo originario del New Jersey, si è fatto furbo e si è stabilito da queste parti. Ha anche comprato un vecchio cinema, l’ha rinnovato, ci ha aggiunto una libreria e l’ha reso uno dei posti più cool di Santa Fe. Quando si dice: essere inseriti nella comunità…

Tornando a noi: questa è la nostra ultima sera e tutta la città ci ha consigliato di passarla a The Shed, un ristorante molto colorato dove pare servano il migliore chili della città. Per non rischiare di sbagliare lo prendiamo nelle versioni rossa e verde, accompagnato con i tacos di mais blu. Una delizia, che assaggia anche Elettra, in una versione non piccante a prova di bimba. Elettra è felice, tanto da attirare l’attenzione di una simpatica cameriera, Lilia, che praticamente si trasferisce al nostro tavolo per buona parte della serata. Quando stiamo per uscire, tanto per non smentirsi, Santa Fe ci regala ancora un po’ di calore. Una tavolata ci invita a chiacchierare di Italia e ci chiede di giudicare se, per una loro prossima vacanza da noi, sia meglio il Lago Maggiore o il Lago di Garda.

Fare il viaggiatore italiano in America è sempre un lavoro molto faticoso, ma qualcuno lo deve pur fare.

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  • Bellissimo e scorrevole: una descrizione che agli assenti pare di essere lì anche loro. Complimenti!

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