30
Mag-2015

Tillo, l’ultimo dono di FAO Schwarz

Ho aspettato qualche giorno per sfornare il mio personale “coccodrillo” in memoria di FAO Schwarz, il leggendario negozio di giocattoli che, pare, chiuderà i battenti il prossimo 15 luglio. Un po’ perché, come quando vuoi allontanare dalla testa un brutto pensiero, speravo che attendendo prima o poi arrivasse qualcuno di buonsenso a smentire la notizia e a salvare la felicità delle generazioni future di bambini. Poi perché pensavo non ci fosse alcun bisogno dell’ennesimo post uguale a se stesso, sui negozi storici che scompaiono, schiacciati dal perfido demone del commercio online in combutta con i mutati gusti di sadici ragazzini postmoderni.

Purtroppo però nessuno ha avuto il buon gusto e il buon cuore di smentire la notizia, anche se i fatti sono, come a volte accade, un po’ diversi dal racconto. Ufficialmente FAO Schwarz, che è un marchio dal 2009 sciaguratamente nelle mani del colosso dei giocattoli Toys’r Us, continuerà a esistere, ma la sua punta di diamante, lo storico negozio sulla 5ª Strada a Manhattan, se ne andrà. D’altra parte il matrimonio tra FAO Schwarz e Toys’r Us sembra non aver portato benissimo a nessuno dei due coniugi, se è vero che anche la celebre catena si troverà a dover rinunciare al flagship store di Times Square. Insomma, un quadretto che non lascia presagire nulla di buono.

La cosa triste, nella chiusura di FAO Schwarz, non è tanto che scompaia un grande negozio di giocattoli, che di quello possiamo anche farne a meno, perché oggi i giochi, ammesso che siano qualcosa di materiale, si possono comprare con un click dal divano di casa. E’ che il negozio sulla Quinta è stato un Luogo, uno di quei posti “one of a kind” che non sono diventati franchising perché unici e irripetibili, con i peluche giganteschi e il gigantesco piano installato nel pavimento, reso celebre dal film “Big” con Tom Hanks. Di questa specie di negozi rara resistono alcuni esemplari: parlando di giocattoli il ruolo di FAO Schwarz verrà probabilmente preso da Hamleys, con i suoi 7 piani di meraviglia e incanto a Regent Street, nel cuore di Londra.

Nonostante tutto però il ricordo più struggente di FAO Schwarz, quello che mi impedirà di passare davanti al vecchio negozio ormai chiuso senza versare almeno una lacrima, il mio pezzo di vita che porterò per sempre con me è questo buffo pupazzo di peluche.

Tillo

Si chiama Tillo, che sta per “Mostrillo”, nome a sua volta di fantasia impostogli da Serena quando lo abbiamo comprato. Dove? E’ il caso di chiederlo?

Era  l’estate del 2010, la nostra prima volta a New York insieme, l’inizio di quello che sarebbe stato un lungo viaggio lungo la Costa Est, giù fin quasi alla Florida, e poi su lungo il Lago Michigan e il Canada. A quel viaggio eravamo arrivati stanchi, perché quando stai per partire per 45 giorni, anche se di mezzo c’è agosto, sembra che il mondo – geloso – si coalizzi contro e si inventi mille scuse per non lasciarti andare. Ero affaticato, diciamo pure a pezzi, ce l’avevo un po’ con tutto e tutti e l’aria dell’avventura non aveva ancora fatto effetto. Così, mentre vagavamo da FAO Schwartz e io persistevo nel mio grugno, Serena decise: “Hai bisogno di tirarti su, ti serve un peluche da abbracciare”. E così, senza andare tanto per il sottile nella scelta comprammo Tillo, che divenne la mascotte di quel viaggio, scaricato e caricato dalla macchina ad ogni sosta, compagno fedele di giorni temporaleschi,  camere di motel fetide e bagni rivestiti di plastica.

Oggi Tillo – come ogni guerriero che si rispetti –  riposa a casa nostra, a prendere polvere su un davanzale o a cercare di sfuggire, pur senza muoversi, alle grinfie di Elettra, ammansito e addomesticato alla vita di città. Eppure ogni tanto incrocio i suoi occhi furbetti e mi sembra di intravedere uno sguardo stralunato che dice “Ehi amico, partiamo”?

Chi l’avrebbe detto… un peluche è diventato la mia cruiser, il simbolo del “nostro” essere on the road.

Grazie FAO Schwarz, per averci regalato Tillo. E grazie per averci fatto sognare.

 

Paolo 

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