15
Ott-2014

Qualche giorno fa abbiamo scritto un post dove raccontavamo la storia – non proprio fortunata – di una vacanza in Spagna, nata male e finita peggio. Nel post elogiavamo la via italiana al turismo: luoghi incantevoli, cibo buonissimo, arte e cultura. Una formula perfetta sulla carta, ma che da troppo tempo non tira più come una una volta. Perché? Tanti dubbi, pochissime certezze.
Poi siamo stati mezza giornata in Valle d’Aosta per lavoro con un amico. Abbiamo caricato la nostra macchinetta, fatto il pieno di gas e siamo partiti verso Courmayeur per dare un bacio al Monte Bianco. Abbiamo preso l’autostrada, principalmente perché avevamo poco tempo a disposizione.

Era un paio d’anni che non salivo da quelle parti e avevo colpevolmente scordato che prendere QUELLA autostrada (bellissima e utilissima per la verità) significa immergersi in un bagno di sangue.

Quando la mannaia scende sul collo è troppo tardi per pentirsi: sono 23,50 Euro al casello di Courmayeur, circa 140 chilometri dopo. Troppi, davvero troppi per non sembrare un invito al turista a restarsene a casa.

Eppure sfidiamo i divieti ed entriamo in paese, accoccolato sotto un Monte Bianco avvolto in una coperta di nuvole. Siamo in bassissima stagione, quella terra di mezzo tra l’estate degli alpeggi verdissimi e l’inverno delle vacche grasse sugli sci. Di turisti in giro nemmeno l’ombra. “Meglio così” pensiamo mentre andiamo a prendere le misure in un alloggio che vorremmo trasformare in Bed&Breakfast.

Al ritorno, prima di ripartire, decidiamo di restare a pranzo in paese. Purtroppo non c’è tempo per una polenta, una carbonada o un tagliere ma – pensiamo – un panino in montagna sarà pur meglio di uno preso all’area di servizio, no? Entriamo in uno dei pochi locali aperti: caldo, accogliente, foderato di legno…quello che ci serve in una giornata d’autunno. I proprietari non sono del posto, si sente, ma questa non è una colpa. Sono gentili e tanto basta.
“Cosa potete metterci nei panini”? Chiedo con la voce carica di molte speranze. “Cosa vuole lei, che ne dice di prosciutto cotto e Brie”? Penso: “Ma siete fuori? Siamo in Valle d’Aosta, terra di mocetta, prosciutto di Bosses e di Saint Marcel, Fontina, Bleu e altri meravigliosi prodotti e mi offrite del Brie e del prosciutto cotto come fossimo in centro a Torino o Milano”? In realtà riesco solo a proporre: “Si potrebbe avere mocetta e fontina”? La risposta per fortuna è positiva e mi solleva, fino a quando il mio amico non ha l’ardire di chiedere del pane nero (molto comune e tipico in Valle). Potete immaginare la risposta…
I panini alla fine non sono male, grandi anche se non troppo imbottiti, però tiepidi e profumati. Facciamo quattro risate prima di andare alla cassa e pagare 30 Euro per 3 panini, una bottiglia d’acqua di una fonte lontana mille miglia e 3 caffè.
Usciamo. È spuntato il sole e il Dente del Gigante fa capolino tra le nuvole. L’aria è quasi tiepida ed è una bella sensazione essere gli unici forestieri in giro.
Forestieri, non turisti. Infatti è già tempo di rientrare. Poche ore di paradiso ci sono costate circa 100 Euro.

Scendiamo in città con la bellezza negli occhi, un bel po’ d’aria fresca nei polmoni e la sensazione di aver capito una cosa sui mali del nostro turismo, e cioè che noi, in fondo, i turisti non li vogliamo. Quelli che vengono, arrivano perché l’Italia ha posti talmente belli che non puoi fare a meno di vederli. Per esempio, se non sei grullo non puoi privarti della vista del Monte Bianco da vicino, almeno una volta nella vita.

Ma se non sei grullo ti rendi conto che 23.50 Euro per 140 chilometri di autostrada sono troppi, che 30 Euro per 3 panini non sono pochi e che offrire prodotti commerciali anziché le eccellenze della nostra gastronomia, quello sì che è da grulli.

Paolo

1

 "Mi piace" / 0 Commenti
Condividi questo articolo:

Commenta

Archivio

> <
Jan Feb Mar Apr May Jun Jul Aug Sep Oct Nov Dec
Jan Feb Mar Apr May Jun Jul Aug Sep Oct Nov Dec
Jan Feb Mar Apr May Jun Jul Aug Sep Oct Nov Dec