25
Ott-2015

Un sabato di ordinaria Los Angeles

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La notte scorsa ci siamo svegliati a mezzanotte, poi alle tre. Colpa del maledettissimo jet lag, che ci ha colpito quando deliberatamente abbiamo scelto di addormentarci con Elettra (cioè prestissimo) invece di tenere duro fino ad un’ora civile come scrivono i manuali.

Siamo a casa di amici, a West Los Angeles. Una tipica casa americana di una media famiglia americana: il vialetto, le auto, un po’ di verde, il cortile sul retro. Siamo arrivati stravolti, dopo ennemila ore di volo, così abbiamo lasciato perdere la buona educazione e siamo crollati riversi sul letto. Jana e sua figlia Orit, la coppia mamma + figlia che ci ospita, ci ha lasciato la camera padronale e questo ci fa sentire un po’ in colpa. Ma la casa è bella e confortevole, nell’aria c’e profumo di torta al caffè e cose  buone. Così quando Elettra si sveglia e ci sveglia nel cuore della notte le esce un “bella casa!” che da il via al nostro piccolo “pigiama party”, coccole e giochi sul lettone nell’attesa di riprendere sonno.

Siamo “dall’altra parte”, come dice Serena, stanchi ma leggeri. Pronti per una colazione con bagel e cream cheese nel nostro primo sabato mattina americano.

Oggi ci sono un po’ di cose pratiche da sistemare, e un po’ mi girano perché so che perderemo tempo prezioso. Se c’è un momento in cui odio perdere tempo è quando sono in vacanza.

In primo luogo ci serve un seggiolino da bambini per l’auto che affitteremo. Abbiamo scoperto che il car rental ha delle pretese assurde per questo genere di accessori, per cui alla fine del noleggio pagheremmo qualche centinaio di dollari solo per aver fatto sedere Elettra su un seggiolino consunto. Ma siamo italiani e di conseguenza geniali, almeno secondo il più onorevole degli stereotipi che girano da queste parti. Per cui concepiamo un’idea geniale: comprarne uno a basso costo e poi abbandonarlo in qualche angolo d’America prima del nostro ritorno.

Jana, che per mestiere vive in mezzo a famiglie con bambini, come scoprirete in un’altro post, si appassiona all’idea e inizia a scandagliare l’internet alla ricerca di cosa possa fare al caso nostro. Smanetta un po’ su Craiglist (una directory di libero scambio che in Usa è la panacea di tutti i mali), e sentenzia che ci serve un seggiolino usato. Dopo qualche contatto a vuoto con potenziali venditori mi fa salire in macchina in direzione di un negozio di usato per bambini.

Guida qualche minuto in uno spaccato d’America da film. Vialetti alberati, casette, ogni tanto una scuola o una chiesa, uomini impegnati a lavare pickup giganteschi, ragazzi che corrono con gli skateboard, scene viste in tanti film o serie tv. Siamo in una megalopoli caotica e violenta eppure, come in altre parti d’America, anche qui ci sono posti chiusi in una bolla, quartieri incantati dove si dorme con la porta aperta. Gli americani non hanno molte mezze misure: se dicono che un posto è sicuro, vuol dire che puoi andarci anche di notte con cento dollari in mano. Se non è sicuro…beh, allora meglio non andarci mai.

Seggiolino muniti e dotati di un set di pigiami usati, ci divincoliamo tra file di negozi già addobbati per Halloween e recuperiamo la nostra auto, che a Los Angeles è un po’ come acquistare una bombola d’ossigeno. Senza, qui sei davvero un paria, e il car sharing è ancora una brutta parola.

Al pomeriggio iniziamo a visitare i luoghi più celebri della città degli angeli: Hollywood, Beverly Hills, Santa Monica, ecc ecc. No. Riavvolgi, torna indietro. niente di tutto questo.

Vogliamo ardentemente fare qualcosa di tipicamente americano, quindi…andiamo al Westfield Century City Mall, cioè un bel centro commerciale. Non lo dico con ironia: visitare i centri commerciali vale più di cento lezioni di sociologia. Si guarda c0me veste la gente, come si diverte e come spende i suoi soldi. Qui, per esempio, realizziamo che i bambini sono divinità titolari di un immenso reame tutto loro, che Eataly arriverà nel 2017 e che comprare un Macbook Air (quello con cui sto scrivendo questo post) costa 240 euro meno che in Italia. Qui vedo finalmente un auto Tesla dal vivo e capisco che il futuro è tutto delle auto elettriche, a condizione che siano così fighe. Elettra si misura coi suoi  pari a stelle e strisce correndo come una matta nell’area bimbi. È in tutto per tutto una di loro, solo con una maglia sulle spalle in più: qui evidentemente i bambini hanno un cromosoma in più per sopportare l’aria condizionata.

Per cena facciamo amicizia con Islands, un posto di hamburger (buonissimi per gli standard italiani, medi per quelli a stelle e strisce) ad ambientazione tropicale-kitsch. Chiacchieriamo e ridiamo di America e d’Italia, diritto al porto delle armi, pena di morte e personaggi improbabili.

Ci dicono che molto probabilmente Donald Trump vincerà le primarie del Partito Repubblicano, ma alle presidenziali le prenderà da Hillary Clinton. L’ex presidente George W. Bush, invece, si è dato alla pittura e dipinge politici e cani.

Dalla stanza di Orit filtra la sigla del Saturday Night Live. Trump non ha ancora vinto nulla.

Forse possiamo andare a dormire sereni.

 

Paolo

 

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  • Pallino scrive:

    L’immaginario diventa realtà. Non si sa se perchè è davvero così o perchè siete capaci a descriverlo.
    Ma a noi non importa!

  • Ma parlaci di più del profumo di torta al caffè… 😀

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