30
Set-2014

Una vacanza orribile e due parole sul turismo.

Santa_Susanna_panorama

Siamo stati in vacanza in un posto orribile.

Si chiama Santa Susanna, è in Spagna, vicino a Barcellona. Quel che è peggio è che con noi c’erano orde di turisti, soprattutto del nord e dell’est Europa. Turisti che avrebbero dovuto essere a Rimini, a Cattolica, a Santa Marinella, a Ostuni, ovunque in Italia ma non lì.

Se ci conoscete un po’ sapete che non siamo sciovinisti, sennò invece che “Nel West in Tre” avremmo fatto “In tre lungo lo stivale” (e non è detto che non lo faremo). Però abbiamo visto cose che voi umani non potete immaginare, cose che ti fanno chiedere “Perché”?

Perché fiumi di turisti sciabattano a metà settembre in un luogo dimenticato da Dio, una fila di megalberghi anonimi appiccicata alla costa come un parrucchino su un cranio lucido?

Qui non c’è un centro storico, un entroterra degno di questo nome. Il mare è decente, grandi spiaggie di sabbia grossa, pochi ombrelloni, servizi ridotti all’essenziale. Davanti, alberghi grandi come navi, dove hai un talloncino per mangiare frittume a pensione completa, mentre la tavolata a fianco a te si tracanna infimi prosecchi a colazione. La gente qui è un numero – tendenzialmente quello della carta di credito – e, incredibilmente, sembra gradire.

Poi pensi non dico alla Sardegna, nemmeno ai borghi marinari delle 5 Terre, ma a quello che da noi è – o è stato – il polo turistico-marittimo per eccellenza: la riviera romagnola, con Rimini, Riccione e tutti gli altri satelliti adagiati sull’Adriatico. Posti che, quando ci andavi tra gli Ottanta e i Duemila, ti sembrava di aderire al più bieco turismo di massa. Eppure…

Eppure quei posti avevano (e hanno) un’anima: ci sono paesi, cittadine, città, che vivono anche ad alberghi chiusi, se e quando da queste parti gli alberghi chiudono. Ci sono monumenti e gite fuori porta a mani basse: a Rimini c’è il Grand Hotel, che da solo è un pezzo di storia, se prendi la bici in 20 minuti sei in un centro storico meraviglioso, con l’auto vai a San Marino, San Leo, poi passi a salutare Dante in quel di Ravenna. Anche la Romagna si è russificata e molti esercizi storici hanno cambiato passaporto, però ci sono ancora alberghi di dimensioni umane, dove ti dicono buongiorno e buonasera anche senza strisciare il badge e dove, se proprio vuoi mangiare, mangi cucina locale e anche buona, non paella cucinata alla fiamminga e würstel in salsa iberica.

E quindi?

Quindi non puoi non pensare che quei turisti, quelli che passeggiano a Santa Susanna ignari che da altre parti esiste un’estate migliore, siano “nostri”, capitale umano che l’Italia ha perso non so come e, non so come, deve riconquistare.

Perché è successo questo? Cos’hanno gli altri che noi non abbiamo? Non sono un esperto di politiche turistiche ma mi sembra che la risposta si chiami Fame.

Quella che ha trasformato una terra di contadini in un turistificio, per quanto brutto sia. Quella che ha predisposto collegamenti efficienti per gli aeroporti e un treno ogni 15 minuti per Barcellona. Quella che ha creato un business dal nulla dove la natura non era stata neanche poi così benigna. Quella che spinge commercianti e albergatori a tenere prezzi ridicolmente bassi (una bottiglietta di Coca da mezzo litro costa in un bar meno di 1 Euro), anche aiutati da un regime fiscale favorevole.

Invece dalle nostre parti viviamo un’eterna sindrome da primo della classe mancato, quello così intelligente che spaccherebbe il mondo “se solo studiasse”….

Ecco, è ora di mettersi a studiare, per non vedere più vincere i mediocri.

Oppure no.

Il dubbio me lo ha messo addosso Serena una sera, mentre passeggiavamo tra turisti bovinamente assuefatti e felici, che non sembravano desiderare nulla più di quello che stavano sperimentando in quel momento. Forse quelle persone devono stare lì perché quella è la loro dimensione, dove viene offerto loro esattamente ciò di cui hanno bisogno. Forse non abbiamo nulla da offrire loro più di quanto non abbia Santa Susanna e non dobbiamo nemmeno cercare di attrezzarci per farlo. Forse, semplicemente, ognuno ha i turisti che si merita e la corsa non dovrebbe essere sul “quanti” ma sul “chi”. Forse.

Di certo da oggi guarderò alla Riviera Romagnola con occhi diversi.

 

 

Paolo

 

 

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