10
Nov-2014

Valigia solitaria

E’ stato  quando con una valigia ho rischiato di ammazzare Serena, per giunta in attesa di Elettra, che ho capito che forse avremmo dovuto viaggiare più leggeri.

Eravamo a New York, tanto per cambiare, faceva freddo e da pochi giorni avevamo scoperto di essere incinti. E sì, camminavamo un po’ straniti, ancora increduli che proprio noi saremmo diventati genitori.

Quel giorno avevamo un treno da prendere e ovviamente eravamo in ritardo. La stazione era una di quelle con i binari che scorrono sottoterra e noi stavamo sbuffando quasi quanto il treno in partenza: destinazione Montrèal, Canada, qualche centinaio di miglia più a Nord dietro un confine, che se sei americano ti sembra già di andare al fronte. Per scendere alla banchina nessuna traccia apparente di ascensori: solo una lunga, ripida, apparentemente instabile scala mobile. Serena scende, d’impeto, carica di bagagli. Io esito e soppeso le due valigie monstre che mi porto appresso: alla partenza dall’Italia pesavano 25 chili l’una, ma si devono essere appesantite con le decine di riviste di moda che Serena  si è comprata in giro per la Grande Mela. Fino a che le ho trasportate su ruota non me n’ero accorto, ma ora risultano di fatto insollevabili.

Eppure  devo scendere, perchè non c’è altra strada e sto facendo da tappo ad una fila di persone spazientite. In fondo cosa può succedere? Mi butto, anzi no, sono le valigie che si buttano letteralmente di fronte a me: perdo l’equlibrio e devo scegliere se rotolare a valle con i miei bagagli o liberare una mano per aggrapparmi. Vince l’istinto di sopravvivenza e le valigie si catapultano in fondo alla scala tra il rumore assordante e il silenzio sbigottito dei presenti: faccio appena in tempo ad urlare “SEREEEE!!” così mia moglie scende gli ultimi gradini ed evita l’impatto con 60 chili almeno di plastica rotolante.

Vengo trattato dagli uomini (e soprattutto dalle donne) della sicurezza come un bandito o peggio, come qualcuno che ha organizzato un uxoricidio un po’ sopra le righe.

Pochi giorni dopo, in un’ altra stazione, la scena sarebbe stata destinata a ripetersi seppur in modo meno drammatico.

Da quel giorno ho stilato un decalogo mio personale in fatto di bagagli che dovrebbe garantirmi di non finire in galera per “Attentato con valigia”.

Eccolo:

  1. Indipendentemente dalle regole delle compagnie aeree, una valigia non può pesare più di 20 kg.
  2. Meglio più valigie leggere che meno pesanti.
  3. Usare sempre trolley dotati di 4 ruote. Sono molto più maneggevoli.
  4. Per un soggiorno breve basta un trolley da cabina: niente bagagli imbarcati!
  5. Se il viaggio dura più di due settimane è impossibile portarsi cambi per tutto il periodo: prepariamoci a dare lavoro a qualche lavanderia…
  6. Rinunciare a portarsi appresso ciò che statisticamente sappiamo che non useremo: abiti troppo formali (a meno che non si vada alla cerimonia dei Nobel), la torcia da campeggio e il coltellino a serramanico che ti aveva regalato il nonno.
  7. Portare non più di 1/2 libri (evitando “Guerra e Pace”) e altrettante guide di viaggio.
  8. Ricordare che gli ammennicoli dei figli pesano e occupano spazio : molti sono inutili, ma tutti indispensabili.
  9. Se voglio fare acquisti in viaggio devo avere una valigia mezza vuota in partenza, o addirittura parto con una valigia in meno per potermi permettere una borsa di acquisti al ritorno.
  10. Verificare che l’assicurazione copra i danni a terzi dovuti a caduta accidentale di bagagli (i nostri)!

 

Paolo

 

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