25
Nov-2016

Le avventure di Elena e Davide lungo il Mar Morto non sono finite: eccoli a girovagare tra fanghi tossici, panorami inesistenti, antichi castelli e trappole per turisti. Seguiamoli!

Serena&Paolo


 

In viaggio con Elena e Davide - Mar Morto 7

Alle 9, puntualissimo, il nostro Mohmmed ci viene a prendere in hotel: oggi resterà con noi tutto il giorno, ci accompagnerà fino a Petra per poi ritornare ad Amman con l’auto senza di noi.

Per iniziare ci porta al Dead Sea Panorama, un complesso con un ristorante, un museo ed ovviamente un punto panoramico sul Mar Morto. Il problema però è sempre lo stesso: c’è una foschia perenne che non consente mai di scorgere nitidamente né il mare, né la Palestina. Per fortuna però Moh sa come salvare il momento e inizia a scattarci una serie di foto da fare invidia ad un set pubblicitario per la nuova collezione Giordania autunno-inverno 2016-2017.

E non è finita qui. Dato che gli abbiamo raccontato di non essere rimasti molto soddisfatti dell’esperienza del giorno precedente nel Mar Morto, ci porta al punto dove i locali vanno a fare il bagno: una spiaggia non attrezzata con un accesso non proprio comodissimo dalla strada. Il posto in sé non sarebbe neanche brutto, anzi, il vero problema (visto purtroppo ovunque in Giordania) è la quantità industriale di rifiuti sparsi dappertutto: plastica, lattine, mozziconi di sigaretta, resti di scarpe… davvero terribile. Chiediamo a Moh perché c’è tutta questa spazzatura in giro: “alcuni maleducati la abbandonano, mentre io quando vado da qualche parte porto sempre via tutto” ci risponde gettando una cicca di sigaretta direttamente in mare…

In viaggio con Elena e Davide - Mar Morto 8

Non contenti di stare già rischiando di prenderci chissà quale malattia causata dal solo stare in quel posto, Moh ci fa provare i “veri” fanghi del Mar Morto… in meno di 5 minuti ci trasformiamo in due mostri di fango grigio (molto probabilmente tossico). L’usanza locale vuole che per ripulirsi da questo trattamento di bellezza si debba risalire la riva fino alla strada, la si attraversi e si raggiunga un punto poco più a monte dove scorre dell’acqua calda termale proveniente dalle sorgenti di Ma’in che si trovano più in alto. Anche qui i rifiuti sono di casa, ma ormai ci siamo quasi tramutati in statue e una risciacquata è necessaria. L’acqua è davvero bollente, ma dopo lo shock iniziale diventa quasi piacevole.

Ripuliti, ritemprati e avendone avuto abbastanza, proseguiamo verso la tappa successiva: Karak ed il suo castello. La cittadina si presenta come buona parte della città tipiche dei paesi arabi: caotica, rumorosa, trafficata, con le strade piene di gente intenta a vendere qualsiasi cosa.

In viaggio con Elena e Davide - Mar Morto 6

Visitiamo l’antica roccaforte crociata della quale ormai non resta molto, anche se si intuisce che doveva trattarsi di qualcosa di molto imponente, con stanze e gallerie che le collegavano. Inoltre sorge proprio in cima alla collina e domina sul serio le valli circostanti, nel complesso una visita soddisfacente se siete di strada, andarci apposta forse non ne vale la pena.

Pranziamo in un locale che conosce Moh, dal menù rigorosamente solo in arabo, con zone separate per uomini soli, donne e famiglie. Ordiniamo dei piatti che conosciamo più altre due cose scelte da Moh: totale in tre per una quantità di cibo per minimo quattro/cinque persone, 10 dinari, ottimo rapporto quantità-prezzo.

Ormai il sole è già quasi tramontato e ci dirigiamo senza più soste a Wadi Musa, cittadina sorta accanto alla vecchia Petra, che vive praticamente solo di turismo ed è un agglomerato di hotel, ristoranti, negozi e barbieri (ce ne sono davvero uno dietro l’altro). Nel complesso risulta abbastanza bruttina.

In viaggio con Elena e Davide - Mar Morto 5

Per fortuna da un lato, ma purtroppo dall’altro, non siamo soli e quindi non siamo particolarmente liberi di scegliere l’hotel nel quale dormire. Moh ci porta da un suo amico (la Giordania è piccolissima e si conoscono davvero tutti, soprattutto quelli che lavorano nel turismo) al Valentine’s Inn: hotel dal gusto decisamente kitsch, vuoi per il nome, vuoi che il nome gli derivi da come è arredato, fatto sta che qui inizia una serrata contrattazione su prezzo e sistemazione. Risultato: per un totale di 50 dinari per tre notti ci accaparriamo un appartamento per minimo 4 persone con due camere da letto, tre bagni, cucina, salotto, sala da pranzo e terrazzino. Ovviamente arredato in stile love hotel anni ’70, con cuori ovunque, faretti rgb e luci dimmerate. Che dire, non è decisamente il nostro gusto, ma è tardi ed è un ottimo rapporto spazio-prezzo.

Paghiamo Moh quanto concordato per averci fatto da autista tutto il giorno e per averci portati sani e salvi (nonostante le curve prese ai 110 km/h mandando sms) finalmente a Petra e lo salutiamo con la sua espressione preferita: “if you are happy, we are happy”!

 

Elena&Davide

 

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