24
Dic-2014

Il viaggio di Sammy - Davanti alla Monument valley

Con quasi una settimana di ritardo (il secondo capitolo è andato in onda ieri sera alle 21 su NatGeo People, canale 411 di Sky) ho visto la prima parte de “Il viaggio di Sammy”.

Si tratta di una serie di documentari, prodotti da Stand By Me, che raccontano il viaggio di un ragazzo italiano diciannovenne lungo la mitica Route 66. Questo ragazzo si chiama Sammy Basso, vive in provincia di Vicenza (con due splendidi genitori, Laura e Amerigo) ce, in un certo senso è il giovane più vecchio del mondo. E’ infatti affetto dalla progeria, una malattia rarissima (ad oggi nel mondo si contano un centinaio di casi) che produce un rapidissimo invecchiamento del corpo anche se la mente resta perfettamente funzionante.La vita media dei malati di progeria è di 13 anni e mezzo. Sammy Basso è molto molto anziano per questi parametri, è fisicamente limitato sotto molti punti di vista, ma ha luce e forza da vendere.

Per questo “Il viaggio di Sammy” è lontano dalla TV del dolore almeno quanto Chicago dista da Santa Monica, lungo la Route 66: 3755 chilometri.
Il viaggio di Sammy si può scrivere anche senza virgolette, perché quello raccontato in TV è sì un viaggio tra luoghi geografici, ma soprattutto è un percorso nella vita di Sammy, la fotografia di un momento di passaggio: non per nulla inizia con l’esame di maturità e si conclude con i primi passi nel mondo dell’Università, a Padova.
Senza scendere nei dettagli (che sennò vi tolgo il piacere di vederlo) in questa serie c’è tanta normalità quanta straordinarietà.
Straordinaria è l’esistenza di Sammy, la particolarità della sua situazione, straordinarie sono le sfide che affronta ogni giorno, straordinaria la sua forza, straordinariamente viva la sua intelligenza, straordinario il viaggio attraverso gli USA, un sogno che Sammy coltivava da sempre.
Normale, per contro, è come Sammy appare, perché riesce a rendere quasi semplici cose che farebbero tremare le gambe a molti.
E qui arriva l’invidia, quella che ho provato (per pochi istanti, ma l’ho provata) nei primi minuti di un progetto televisivo oggettivamente bello: quando l’aereo di Sammy rulla sulla pista, quando si accendono le luci di Chigago, quando il sogno si avvera.
Dura un attimo l’invidia, poi Sammy diventa un compagno di viaggio, un collega, un amico, anche un eroe.
E il martedì sera Nel West ci andiamo in Quattro.

 

Paolo

 

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